Pagina:L'asino d'oro.djvu/205

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libro ottavo 189

grandissima paura; e senza indugio alcuno, toccando a noi altri di buone bastonate, si dierono a fuggire quanto e’ poterono più ratti. E posciachè noi avemmo fatto un lungo viaggio, noi arrivammo ad un borgo di case, e quivi ne riposammo per quella notte. Io desidero narrarvi un caso certamente degno delle orecchie altrui, che di quei dì era accaduto in quella villa.

Un certo servo a cui il padrone avea commessa tutta la cura della casa sua, e il quale il più del tempo dimorava in quel villaggio, avendo della medesima famiglia una conserva per moglie, si era fieramente acceso dell’amor d’una donna libera sua vicina: del quale amorazzo essendosi accorta la moglie, per far vendetta del gran dolore che le dava la smisurata gelosia, montata in sulle furie, mise in sul fuoco tutte le scritture del marito, e tutti i miglioramenti di casa, e abbruciò ogni cosa: nè contenta di questa vendetta, anzi incrudelendo contro a di sè medesima, avvoltosi un laccio intorno al collo, e legato colla medesima fune un picciolo figliolino, ch’ella aveva di quel marito, e itasene sopra d’un profondissimo pozzo, e sè e il fanciullo vi gittò dentro. La cui morte dispiacendo al padron loro insino al cuore, lo accese a dover prender vendetta di colui, il quale colla sua lussuriosa vita era stato cagione di tanto scandolo; e presolo, e spogliatolo ignudo nato, avendolo unto di mele dal capo al piede, lo legò strettamente ad un certo fico, che entro al suo pedale, per esser vecchio e marcio, aveva un grandissimo numero di quelle formiche, che costor chiamano puzzole. Le quali, come è loro usanza, tutto il giorno camminando in giù e in su, come più tosto s’accorsero di quel mele, ad un tratto imbrunirono quel corpo, che bruno vi si vedeva; e poscia co’ lor piccioli, ma acuti morsi, a poco a poco il consumarono infino all’ossa, senza segno alcuno di carne elle rimasero attaccate al tronco del mortifero fico. Lasciando noi adunque questo abominevole paese, nel quale per lo atroce caso erano tutti gli uomini addolorati, di nuovo ci mettemmo in viaggio;