Pagina:L'astronomo Giuseppe Piazzi.djvu/65

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56 PRIMI SUCCESSI.

gando, le ripresenta al difficile vecchio. Avea vinto; eran giuste, e così ben eseguite, che il Maskelyne, ad ammenda, le presenta alla Società Reale di Londra,

    lettera ii.

    Sebbene quanto si è detto nella lettera precedente sulla diminuzione della luce del lembo esteriore verso l’interiore del disco illuminato di Venere, e delle somiglianze sue colla luce terrestre allorchè il Sole è all’orizzonte, presenti un argomento di non lieve peso in favore di un’atmosfera intorno a questo pianeta; pur non di meno, non potendo noi insieme paragonare le rispettive intensità della luce che esso e la nostra Terra ricevono dal Sole nelle direzioni tangenziale e perpendicolare alla loro superficie senza maggiori pruove, molto vi sarebbe ancora di che dubitare su questo punto. Ma il sig. Schröter è stato sì costante e sì attento nelle sue osservazioni, e per sì lungo tempo le ha continuate, che finalmente gli è riuscito di farne alcune, che si possono riguardare come le più felici, le più decisive e le più singolari, che su questa materia si potessero mai fare.
    In marzo del 1790 accadde la congiunzione inferiore di Venere col Sole, essendo il pianeta nella sua massima latitudine boreale: condizione sommamente interessante, e per la sua rarità, e per l’utilità delle osservazioni, che quindi si possono fare nel tempo della congiunzione medesima. Colse questa felice circostanza il nostro astronomo, e tanto maggiormente fu in grado di profittarne, che il cielo dal 9 sino al 16 fu sempre di una non ordinaria purità e chiarezza. Il 9 pertanto, immediatamente dopo il tramonto del Sole, essendosi egli posto con un riflettore Herschelliano di sette piedi di foco, armato prima con una forza di 75, indi con una di 161, ad esaminare il crescente