Pagina:L'astronomo Giuseppe Piazzi.djvu/73

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64 IL GRAN CERCHIO.

tamente: nè mal si apponeva. E mentre ricercava strumenti per la specola palermitana, pensò provvedersi di un intiero cerchio verticale, sostituito al quadrante,

    marzo 1790, di cui si tratta, se Venere non fosse stata nel segno di Ariete, con una declinazione assai grande, di maniera che prima della congiunzione il Sole non fosse tramontato molto prima di Venere, e dopo la congiunzione non fosse spuntato molto dopo, e insieme il nostro crepuscolo non fosse stato assai grande: o in più brevi parole, se mentre il Sole era di più gradi sotto l’orizzonte, Venere non fosse stata molto alta sull’orizzonte medesimo, o non si sarebbe veduto affatto il fenomeno in questione, o solo verso l’orizzonte in mezzo al nostro crepuscolo. A queste ragioni, e non ad altre attribuisce il signor Schröter il non aver egli prima osservato questo fenomeno, sebbene fossero già dieci anni, che osserva costantemente Venere in tutte le più favorevoli occasioni. Se così fosse, parrebbe che dovesse trascorrere non picciol tempo avanti che gli astronomi potessero essere in grado di confermare colle loro osservazioni questa scoperta del signor Schröter.
    Vero si è però, che un fenomeno, il quale sia stato una volta osservato, più facilmente si riconosce e distingue di un altro, che per la prima volta si osserva: infatti il dottor Maskelyne mi scriveva da Cronicle verso il principio del 1794, che il dottor Herschel col suo gran telescopio di quaranta piedi aveva qualche cosa di simile al sin qui esposto riconosciuto in Venere.
    Ma ritorniamo all’estensione del crepuscolo vero, o sua vera quantità, la quale, secondo il calcolo, non si è da noi trovata che di 4° 38’ 30’’, ma che dovrebbe essere assai più grande. Poiché egli è certo, che una porzione della luce crepuscolare dovea essere abbagliata dalla luce vivissima del pianeta, un’altra porzione