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femminile», e quella vera forza dinamica, creatrice e purificatrice, che in varie forme sto provando di illustrare in questa lettura. In qualunque campo si esercita, è solo una forza che dà vita che merita essere chiamata «maternità». E la vita, materiale o spirituale che sia, è sempre tremenda nelle sue leggi. I soli intellettuali o sentimentali possono cullarsi in una pace e dolcezza senza fine, ma non così chi deve partorire, nella carne o nello spirito. La nuova vita esige sempre il prezzo della pena — lo strazio del parto — lotta violenta e senso quasi di sfacelo, di struggimento, mentre corpo ed anima si sforzano di dare alla luce, all’altrui intelligenza, la nuova vita da tempo nutrita in silenzio. Questo è il parto, fisico o spirituale. Il tremendo processo non cambia per la forma di vita: vediamo dunque che cosa vuol dire il «parto spirituale» della donna, nella vita della famiglia oggidì.

Si è detto con molta verità che la sola passione nella donna abbastanza forte per opporsi a quella che prova per l’uomo, è quella che sente per le sue creature — ora questo, che è in gran parte vero trattandosi delle creature della sola sua carne, diventa anche più vero quando comincia a partorire nello spirito. Perchè, come ho voluto dimostrare nella prima parte di questa conferenza, i voleri spirituali della donna, le nuove esigenze, le nuove passioni morali e sociali che l’ispi­rano oggidì per la massima parte non si scindono dai bisogni della razza. Perciò della donna pura — chè è solo la donna pura che travaglia nello spirito — in moltissimi momenti di dramma domestico non è più vero dire, nelle parole di San Paolo, che spirito e carne contendono l’uno con l’altra. «Contendono» solo in quanto ambedue travagliano e tremano, ma travagliano