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la donna e la scuola 69


lora Ministro dell’Istruzione Pubblica — azzardò lo stesso concetto, dichiarando che a lui — scienziato e psichiatra — dava una impressione quasi penosa il vedere un uomo compitare il sillabario — fu uno sca­tenarsi di proteste!

Che dicono adesso — quelli che allora protestavano? adesso che le donne — pur continuando a subire l’ingiusto ostracismo da alcune classi elementari maschili — insegnano viceversa nei ginnasi, nei licei, nelle scuole tecniche e commerciali — frequentate da giovinetti?!

Ma — siamo sincere e — perchè no? — anche giuste verso l’altro sesso! Se le laureate dalle Università non trovano da parte dei colleghi delle scuole secondarie quell’aspra opposizione, quella ostilità — che le maestre elementari incontrano nelle scuole maschili — dipende questo soltanto da meschinità di concorrenza economica, da antagonismo professionale?

Non credo! — Potrebbe anche darsi che questa diversità di apprezzamento dipendesse dall’inevitabile valutazione della differenza, non solo di cultura — ma anche di preparazione specifica — in rapporto proporzionale alle esigenze dell’uno e dell’altro grado d’in­segnamento.

Anche questo concetto — sul quale io non mi voglio dilungare per non accrescere troppo la vostra noia — ma che voi avete certamente afferrato nella sua essenza — conferma più che mai la necessità imperiosa e l’urgenza assoluta di una riforma radicale e praticamente logica della Scuola Normale in Italia — di questo istituto che è di tanto interesse per noi donne — non solo come educatrici — ma anche come madri e come cittadine consce dei nostri diritti e pur dei nostri doveri — perchè da una preparazione seria