Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/185

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Degli attori del teatrino Lucchesi Palli, Ottavio Serena è senatore e presidente al Consiglio di stato, e ora che scrivo è grande inquisitore sulla istruzione pubblica; Achille Torelli è sempre alla ricerca di quell’ideale, ch’è il tormento tenace di tanti nobili spiriti napoletani; Maddalena, sua sorella, è morta, ed Edoardo Lucchesi che sposò una Sant’Elia, fece nel 1888 alla biblioteca nazionale di Napoli un dono veramente principesco, arricchendola della sua copiosa collezione di libri e di opere musicali e e con la dotazione di un’annua rendita di tremila lire. Vi si contengono più di settanta mila produzioni teatrali e una raccolta completa di giornali napoletani, dal 1848 al 1860, e preziosi autografi di Rossini, Bellini, Verdi, List, Wagner, Mercadante, non che una importante collezione di allegazioni scritte dai più illustri avvocati napoletani, fra le quali tutte quelle di Domenico Capitelli, raccolte in diciotto grandi volumi in folio. Occuperanno due sale, che il generoso e compianto donatore ha fatte decorare a sue spese da Ignazio Perricci e da Paolo Veltri. Larghezza che trova solo riscontro in quella, che Gaetano Filangieri fece del museo di sua famiglia alla città di Napoli, raccolto e ordinato nel palazzo Como.


Un occasione di divertimenti era l’arrivo di qualche sovrano straniero, che lasciava sperare balli o spettacoli di gala. Sulla fine di giugno del 1856 arrivò in forma pubblica il re di Portogallo sopra un vapore francese, la Reine Hortense, che Napoleone III aveva messo a disposizione di lui. Fu costruito un magnifico sbarcatoio all’Immacolatella, e vi andò il re coi principi ad attendere l’ospite illustre. Tutta Napoli corse a vedere quell’arrivo. Col re di Portogallo v’era il figlio duca d’Oporto. Fu allestito un balletto al Fondo in suo onore, e poi vi fu la recita degl’Innamorati di Goldoni, che piacque ai portoghesi. La sera tal 7 luglio si aprì la reggia a un gran ballo con duemila invitati, ma ahimè! senza cena e con l’ordine di terminare all’ una e mezza, dovendo gli angusti ospiti con la famiglia reale recarsi sul Vesuvio a godere del sorgere del sole! E a proposito di quel ballo vi è una lettera di Alfonso, che riferisce un grazioso aneddoto; ma per quanto io abbia fatto, non mi è riuscito sapere chi fosse il conte dai capelli pagati. Quel mondo è oggi tutto un cimitero. Alfonso scriveva al cognato: