Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/15

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Se non che, attraversando il bel corso di Lodi, fui richiamato alla realtà potente. Essa era rappresentata molto bene da un mio collega.

— Come mai a Lodi? — domandai.

Mi rispose:

— Sono commissario agli esami. Credi — e non aveva bisogno di levare le palme al cielo perchè la verità era testimoniata dalle occhiaie infossate e dal suo pallido volto — credi, sono esaurito.

— Fra poco riposerai anche tu, — diss’io.

Sicut et in quantum, mio caro. Capirai che se nelle vacanze lascio Milano, quel po’ di lezioni private me lo portano via gli altri. Beato te che puoi scappare come uno scolaretto in vacanza.

Così ci lasciammo: io verso la libertà della campagna, egli, ancora, verso quel massimo propulsore delle umane azioni che è il denaro. «Posso!» e chi te lo dice? — meditavo fra me. — «Voglio!» E chi di noi due è più savio?

Bene io ero convinto della bontà della mia strada verso la libertà; ma quando tutti voltano verso occidente, come è difficile camminare da soli verso l’oriente!

E la bicicletta andava assai lentamente, perchè l’anima mia era adesso attanagliata da questo pensiero: «Oimè misero! inutile o il-