Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/169

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O marmorea come il famedio di Milano, o artistica come il cimitero di Pisa, o adorna come un camposanto inglese, o abbandonata come è pur codesta, in verità la scelta dell’ultima dimora da cui non è lecito fare San Martino o San Michele, non è allegra. Non vi sarebbe che fare il becchino per acquistare l’abitudine del luogo. Troppo sole ha la vita per adattarsi alle tenebre! La cosa più semplice era dopo tutto non nascere. Sì, questo è pessimismo, lo so. Ma ho letto anche — e lo credo — che chi è ottimista ha una circonvoluzione cerebrale di meno.

— Buona donna, venite qua, — e la chiamai. — Ditemi un po’, di questi Pascoli di cui qui sono le lapidi, ce n’è rimasto vivo qualcuno?

— Ce n’è uno di questi Pascoli: ma ha abbandonato il paese da tanto tempo e sta lontano, lontano, chi sa dove!

— E sapete che mestiere fa?

— Oh, — disse con grande significazione, — lui è uno che ha avuto giudizio, sì, lui! Ha un posto che sta sopra a tutti.

— Questi sono i Re, la mia donna.

La donna crollò il capo:

— È un posto, per farvi capire, che comanda sopra tutte le scuole.

— Ho sentito dire che lui non viene più a

Panzini. La lanterna di Diogene. 11