Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/243

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giotta; accesa la pipa, siesta immobile e buddistica su certi   s c a r a n n o n i,   disposti intorno all’eremo.

Quando la pupilla non si chiude nel sonno e nell’abbacinìo del sole, spazia e sorveglia la valle.

Ma calata la notte, comincia il lavoro del custode. Il fiocinino caccia di frodo la notte. Il guardiano caccia il fiocinino la notte. Steso nella   b a t t a n a,   con l’orecchio abituato, percepisce il suono della fiocina, che batte il fondo. La   b a t t a n a   delle guardie scivola sull’acqua come ombra veloce.

Il fiocinino non si dà gran cura di sfuggire alla caccia: un tuffo in acqua al momento ultimo, e via, se può, con la pesca: la   b a t t a n a   rimane confiscata, ma essa di solito non vale che poche lire; molto meno che il valore della pesca.

Se poi il fiocinino s’accorge di non poter sfuggire, non fa opposizione e si lascia pacificamente prendere.

Una volta preso, il fiocinino che sa tutti i suoi diritti, vuole essere condotto davanti al pretore con tutte le regole. Ciò da luogo a scene comicissime e a pratiche faticose pei guardiani. La cattura di un fiocinino permette agli altri fiocinini intanto di fiocinare disperatamente, come sicuramente, per tutta quella notte.