Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/283

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è assicurato, secondo lui; ma secondo l’assistente la cosa non è così chiara: occorrono altre nevicate. La disputa s’accende: ma in verità, cari colleghi, non si potrebbe parlare più piano? Oggi che alfine tacciono gli scolari, parlano forte i professori. Signor direttore mi raccomando a lei; lei che dice sempre: «Silenzio!» To’, to’! il collega in poesia insorge lui invece del direttore: i suoi piccoli occhi, accecati dalla neve, li gira fuori del bavero della pelliccia, dentro cui scompare rabbrividendo e.... vorrebbe rimproverare i dotti colleghi. Inutile! lasciali parlare! Borbotta fra sè: «Quando morirò, non voglio nessuno dietro. Lo voglio lasciare per testamento». Ma via, caro poeta, non volgiamo le cose al tragico! «Meglio essere rimasti lassù (il collega in poesia è di un paesello di Toscana fra i monti); meglio esser rimasti lassù (il collega i cavoli!» «Oh, questo sì, questo sì, caro poeta, anche a costo di restare senza discorso commemorativo.

Il discorso al Cimitero Monumentale l’ha tenuto il mio assistente, quello piccolo dal metro. Mi sono sentito ripetere gli anni di servizio, il luogo dove ho compiuto gli studi e ho sentito lodare anche un mio opuscolo di cui non ricordavo più l’esistenza.

Il signor Direttore mi ha commemorato an-