Pagina:La morte di Florigella.djvu/6

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Anzi co i raggi illustri ella valea,
Quel che può Amor con la sua ardente face,
E con un guardo ogni fredd’alma ardea.

150Costei d’alta virtù fiamma vivace,
Lasciato il mondo immondo allegra gode
Cittadina del Ciel tranquilla pace.

Ond’ora per l’Etruria altro non s’ode,
Che dar lingue dogliose in bassi accenti
155Hora al volto, hora al crin dovuta lode.

Ahi mentre ne l’aprir gli occhi ridenti
Questa d’alma beltà Fenice vera,
Inamorava il cielo e gli Elementi.

Doglia pur troppo impetuosa, e fera
160Con violenza il bianco petto assalse,
Che de i Dardi d’Amor segno sol era.

L’industria non giovò, l’arte non valse,
Che vinto ogni rimedio in uno istante
Con altrui duolo il rio dolor prevalse.

165Tal ch’ella agonizando ed in sembiante
Dirimirare il cielo essalò intanto
Fra un angelico stuol l’anima amante.

Sò che brami sapere il nome tanto
Famoso già de l’infelice, e bella,
170Che trasse altrui da gli occhi, un mar di pianto.

Sappi (ò mio Coridon) ch’è Florigella.

O’ sfortunata voce
Che mi trappassi il core, e non m’ancidi.
Qual funesto argumento
175Di Tragedia impensata hor mi dispieghi?
O’ Florigella, ò vita,
De la mia stanca vita;
O’ Florigella, ò core