Pagina:La pastorizia.djvu/42

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libro secondo. 33

260E del miglio dorato e della vena
I raccolti in fascetti aridi steli.
Misto a intatte farine e molle crusca
Abbian lor sal le pecorelle ancora
Dentro a le stalle. A’ dì piovosi e brevi,
265Quando spregiar le vedi il cibo, e il capo
Piegar lasso, e ristarsi infra i graticci
Senza lena e vigor, tu le conforta
Di poco sale e le ravviva. Il sangue
Così si allegra nelle vene: acuto
270Il desiderio appar del cibo, e il vano
Acquoso umor che ai membri egri prepara
Livida ascite e li risolve e stanca,
Fuor caccia, e a’corpi il suo vigor ritorna.
     Ma quando il mezzo toccherà del cielo
275A traverso le nebbie umide il sole,
D’alcun verde alimento abbian ristoro.
Nel florid’orto a te vive la crespa
Lattuga, la purpurea carota,
La vulgar pastinaca e l’umil bìeta,
280E la candida rapa e la vermiglia;
Tumido cresce ancor dentro ai gelati
Solchi e biancheggia il cavolo fronzuto
A’ tardi mesi. Alte vedrai di terra

Arici, Pastorizia 3