Pagina:La pastorizia.djvu/53

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44 la pastorizia,

Più le greggi diletta; ed inusata
Al verno, un’allegrezza, un brio le assale,
E novello un piacer, che fuor le mena
Da le stalle pe’ campi a pascer l’erbe
25Che spuntò primavera. Alto ne’ solchi
Il frumento verdeggia e il molle lino;
Già primaticce sporgonsi le gemme
Sui filar della vite e sugli arbusti,
Cui picciol crollo offende; ogni confine
30È a Cerer sacro ed alle Driadi e a Bacco.
Or che l’armento esser potria molesto
Alla campagna, volontario prenda
Dalla patria diletta e dalla dolce
Consorte esilio, e quanto a lui bisogni
35Nell’estivo cammin seco si tragga
Sollecito il pastor; non meno al gregge,
Che a sè medesmo provvedendo. E prima
Del portatile ovil scelga i graticci
Di vimini contesti, e gli appuntati
40Pali, e l’aste cedevoli, e le maglie,
E secchj, e cave docce, e in piè commessi
Truogoli, e sbarre, e larghe assi, e vincigli;
Onde pei monti errando, agevol opra
Gli sia porre l’ovil, di passo in passo