Pagina:La pastorizia.djvu/65

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56 la pastorizia,

Or si rintègra quella Dea; chè in luce
310Rivocandone il nome e i sacri riti
Nobilissimo Spirto, un nume aggiunge
Alla festante degli Dei famiglia.
Nè pellegrina ignota infra’ mortali
N’andrai, diva Feronia; e dell’avversa
315Giuno le furie, e i rovesciati altari,
E le pene tue molte in sulla terra
Ricordate saranno; ove non sdegni
Te sull’ali Dircee levar sublime
L’inclito Cigno che l’Italia onora.
     320Se guardi all’erbe e a lor natura (o verde
Lussureggi la càrice e il trifolio,
La melica ondeggiante e la gramigna,
E il geranio sanguigno; o che ti nasca
La pimpinella e l’odorata persa,
325La medic’erba, il giunco, o la felice
Cedrangola selvaggia) abbiti quelle
Prescelte ognor, che in fiore aprono i verdi
Calici, e a maturezza il Sol condusse;
Ma non però granose e scolorite
330Pieghino i gambi inariditi e lassi.
La troppo giovin erba i dilicati
Stomachi offende di mortal crudezza;