Pagina:La regina delle tenebre.djvu/134

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I due uomini uscirono.

Allora, solo, tremante, Giame fece forza a sé stesso, e cercò raccogliere le sue idee. Lo assalì una indescrivibile disperazione e si portò l’arma alla tempia, ma non poté, non volle morire. Si sentì vile; gli parve che il mondo fino allora sembratogli bello, fosse una interminabile catena di male e di viltà.

E questa catena cominciava da Ghisparru, l’uomo selvaggio, che per un suo sciocco affetto tradiva la giustizia, e finiva in lui, l’uomo incivilito e cosciente, che non sapeva morire neanche davanti all’infamia del padre e del mondo intero.

Ma esaminandosi meglio, s’accorse che lo teneva in vita ancora un filo di luce. E a misura che le idee gli si riordinavano questo filo ingrossava, diventava raggio luminoso.

L’ombra mostruosa s’allontanò alquanto.

Allora egli s’alzò, andò fino all’altare, prese un oggetto, uscì. Attraversò i cortili silenziosi e andò in cerca di Ghisparru.

La luna nel suo ultimo quarto era appena apparsa sulla linea nera delle macchie che chiudevano l’orizzonte. Il suo splendore obliquo dava uno strano incantesimo alla brughiera; le macchie e i cespugli, illuminati da