Pagina:La regina delle tenebre.djvu/138

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 132 —

contate queste storie: egli allora, il corvo maligno, ha filato e tessuto la sua lana, per metter paura ad Antonio Dalvy, giacché se non è da tuo padre, non riceverà più lavoro da nessuno. —

Giame ascoltava avidamente le benedette parole; gli pareva che la rugiada gli piovesse abbondantemente sul capo, rinfrescandolo, slargandogli il cerchio crudele che gli stritolava la fronte. Ma restava pensieroso.

A un certo punto, mentre Ghisparru proseguiva a parlare, convincendolo dell’abbiettezza di Bellia, trasse l’oggetto preso dall’altare di San Giovanni.

Era un piccolo calice di metallo, che brillò alla luna.

— Vedi, balio, — disse, mostrandoglielo, — l’ho preso dall’altare di San Giovanni Battista. Tu credi in Dio. Ebbene, questo calice ha contenuto ed è ancora bagnato del sangue di Nostro Signor Gesù Cristo. Ebbene, giurami su questo calice, che la notte del tredici giugno mille ottocento novanta quattro, Bellia non si è mosso dal tuo fianco. —

Ghisparru si sentì morire; ma neppur un istante esitò a compiere il sacrilegio.

S’inginocchiò, si segnò, mise la palma della mano sul calice, e giurò.