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Pagina:La sicilia nella divina commedia.djvu/13

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La Sicilia nella Divina Commedia 9


Per chiudere la serie di questi esseri mitologici ricorderemo ancora che da alcuno si é voluto riconoscere, con similitudine un po’ strana, nella fenice dantesca (Inf. XXIV, 106-111) la città di Catania colle sue vicende1.

La leggenda del ciclo Troiano, nota all’Alighieri specialmente pel poema virgiliano, è pure rappresentata nella D. C., in relazione alla Sicilia, mediante le peregrinazioni di Ulisse e di Enea. A tutti è nota la narrazione che Dante pone in bocca ad Ulisse del suo viaggio da quando si allontanò da Circe (Inf. XXVI, 90-fine) e andò errando pel Mediterraneo sfuggendo ai pericoli delle Sirene e dei Ciclopi: ora, in tutta questa navigazione non si trova mai direttamente nominata la Sicilia, l’approdo alla quale solo più tardi fu messo in rapporto coll’episodio omerico di Polifemo2, però essa facilmente s’intravede e ricorre al pensiero in quella terzina, nella quale Ulisse dice (vv. 103-105):

«L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Marocco, e l’isola de’ sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna»3.


  1. Nel libro «Catania e D. A.» di P. Castorina, pag. 3 e nota 2: Catania la vera fenice. La descrizione dantesca, per tacere di Pomponio, Tacito, Plinio, Solino e Claudiano, pare imitata da Ovidio (Met. XV, 392 sgg.); cfr. Brunetto Latini, Tesoro, VI, 26; rimatori italiani in D’Anc. I, 115, 510, 516 e Val. I, 137, 290, 297; II, 24, 210, 510.
  2. Ovidio, Met. XIII, 721 sgg. e XIV, 177 sgg.; Virgilio, En. III, 613 sgg. e Stazio, Teb. VI, 717 sgg. La terra dei Ciclopi fino ai nostri giorni venne riconosciuta ai piedi dell’Etna, dove vicino ad Aci Castello certi scogli si chiamano ancora dal nome dei Ciclopi stessi, come si è già detto; ora però il cit. Butler (On the Trapanese origin of the Odyssey, p. 3 sgg.) nella sua nuova topografia dei viaggi di Ulisse vorrebbe che codesta terra corrispondesse a Monte Erice (S. Giuliano).
  3. Questa importante navigazione di Ulisse quale si legge nella D. C. fu oggetto di molti studii, tra i quali segnaliamo, G. Baratta, Illustraz. dell’episodio di Ulisse e Diomede (in Giorn. del centenario, 1864. n. 14, pp. 111-113); A. Cavalieri, Illustraz. dell’episodio di Ulisse e Diomede (ivi, 1864-65, n. 20, 29, 42, 45; pp. 160, 229, 336 e 362); G. Della Valle, Della navigaz. di Ulisse e della montagna da lui veduta (in Il senso geogr.-astron. dei luoghi della D. C. esaminato nelle note dei commentatori fino ai nostri giorni, Faenza, 1869, pp. 16-20, e Supplemento, ivi, 1870, pp. 28-34); G. Grion, Perchè Dante abbia fatto un sì lungo racconto di un viaggio fantastico (in Propugnatore, a. III, parte 1, p. 67 sgg.); R.