Pagina:La sicilia nella divina commedia.djvu/15

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

La Sicilia nella Divina Commedia 11

che è quello che sotto il manto delle favole si nasconde, ed è una verità ascosa sotto bella menzogna» (Conv. II, 1). Donde il suo studio — nel che veramente mostrò di prevenire, come osserva il Poletto1, i secoli moderni nella sottigliezza dell’indagine — di ravvisare dall’un canto sotto certi personaggi un tipo intellettuale e una moralità universale in qualche atto della lor vita, dall’altro una forza naturale e una verità scientifica sotto il velo del mito, intúito che, parlando dell’Etna, gli fa dire che esso caliga

«non per Tifeo, ma per nascente solfo» (Par. VIII, 70).


Echi ancor più frequenti trova nella D. C. la Sicilia co’ suoi ricordi storici, e questi tanto più numerosi e rilevanti quanto maggiormente, com’è naturale a pensare, si avvicinano all’epoca della composizione del poema. L’argomento fu trattato in modo esteso da Lionardo Vigo nel citato lavoro «Dante e la Sicilia», e noi non faremo qui che seguire in ordine cronologico codesti ricordi, cercando in parte di temperare certe illazioni alquanto audaci, che la critica di questi ultimi tempi non è così proclive ad accettare come per il passato.

Il Vigo, che si è occupato quasi esclusivamente degli argomenti storici, allargandoli a scopo di erudizione oltre i confini che l’espressione dantesca consente, prende nel suo studio a considerare i ricordi che l’Alighieri fa della Sicilia ellenica, normanna, sveva, angioina ed aragonese.

La serie dei ricordi storici, ma che hanno ancora del leggendario, s’apre con una crudeltà di Falaride, tiranno d’Agrigento († 508 a. C.), il quale dicesi che abbia punito l’artefice a-

  1. Dizion. dantesco, alla voce Favola. — Intorno alla mitologia di Dante vedansi, Pier Alessandro Paravia, Del sistema mitologico di Dante, Venezia 1840 (estr. dagli Atti dell’Ateneo Veneto, vol. III, pp. 149-163); N. L. Del soprannaturale dantesco (in Commento mitologico alla D. C. scritto per il Giorn. del centenario, 1864, n. 13) e Adolfo Bartoli, Storia della letter. ital., Firenze, Sansoni, 1887, vol. VI, parte I, cap. IV.