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La Sicilia nella Divina Commedia 5


La Sicilia è per Dante la bella Trinacria, bella nel suo aspetto naturale, bella per la sua copiosa vegetazione, alla quale avevano ricorso sin gli antichi Romani, bella ancora perchè tale la dipingevano i poeti e tale la dichiaravano i conquistatori coll’agognarne e contendersene il possesso, meritamente poi chiamata bella in questo luogo, dove si accenna al litorale che corre tra Pachino e Peloro, alla regione cioè dominata dall’Etna, la più ridente che l’isola possegga. Una quarta volta ancora il poeta nomina la Sicilia, ma ricorrendo ad una maniera perifrastica, che subito ce ne palesa l’entità, là dove la chiama l’isola del fuoco (Par. XIX, 131, cfr. VIII, 70).

Le allusioni più o meno fuggevoli che della Sicilia incontriamo nel sacro poema si possono ridurre alle quattro categorie, che ndremo ordinatamente seguendo, di ricordi mitici, storici, letterarî e geografici-scientifici, dal quale esame risulterà anche una volta dimostrata la natura universale dell’ingegno dantesco. Non ci illudiamo già di essere i primi a trattare di questi argomenti1, solo crediamo di potervi, ora che gli studî sulle opere dell’Alighieri son tanto progrediti, portare qualche lume ed ordine maggiore di quello che era possibile anche in tempo di poco anteriore.


La Sicilia, ricca già nella fantasia del popolo greco d’una vera legione di esseri mitologici, la cui creazione e le cui vicende ripetono la loro origine dalla natura del suolo stesso, massima-

    dendo qui Carlo Martello alla stirpe Aragonese, succeduta dopo i Vespri alla propria nel reggimento della Sicilia, e più precisamente a Federico II (1296-1337), il poeta abbia avuta la mente all’appellativo di re di Trinacria, imposto da Bonifazio VIII a Federico, che doveva sua vita durante garder l’isle, cfr. Par. XIX, 131, (vedi Riv. Sicula, vol. III, fasc. III, marzo 1870, pag. 329 sg.).

  1. Ne avea trattato, incompletamente per ciò che riguarda le tradizioni mitiche, ed in modo diffuso per ciò che riguarda la storia, ne’ suoi Ricordi «Dante e la Sicilia» Lionardo Vigo, studio inserito in Rivista sicula di scienze, lettere ed arti di Palermo, vol. II, 1869, pp. 493-515 e vol. III, 1870, pp. 51-72, 314-334, e molto superficialmente, come avremo più volte a notare, il Can. Pasquale Castorina, Catania e Dante Alighieri (Catania, Pastore, 1883; vedine recens. in Fanfulla della Dom., a. VI, 1884, n. 8).