Pagina:La sicilia nella divina commedia.djvu/8

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4 A. Mazzoleni

la storia, nella tradizione orale dei popoli, e Dante non aveva che da attingere, nè poteva astenersi dal farlo, perchè le vicende dell’isola erano a’ suoi tempi, come nella più remota antichità, legate indissolubilmente con quelle dei continenti Europei, e più strettamente ancora con quelle della sua dolce terra latina.

Onde noi qua e là udiamo il suo nome infiorare le cantiche immortali, la intravediamo sotto il velo delle favole antiche o nei tumultuosi commovimenti del mutar delle dinastie, or fedele alle une, or ribelle alle altre, bella pel suo cielo, pei suoi mari, per la sua vegetazione, terribile pel suo vulcano caligante; è come un tributo reso dal poeta alla Sicilia dei poemi omerici e virgiliani, dall’italiano all’isola del foco e dei Vespri.


Tre volte ricorre il nome dell’isola nella Divina commedia: le prime due (Inf. XII, 108; Purg. III, 116) coll’antica forma di Cicilia, molto in uso nel volgare dei primi secoli della nostra lingua1, la terza con quella di Trinacria (Par. VIII, 67), nel qual luogo sono anche ricordati i suoi due promontorî di levante, il Pachino o capo Passaro al sud di Siracusa ed il Peloro o capo di Faro verso l’Italia2.

  1. Cfr. Bono Giamboni (Volgarizz. delle istorie di P. Orosio, IV. 6); Cronache Malespiniane, cap. CVII, CCXL e altr.; Boccaccio (Decam. II, 6; VIII, 10) e Sacchetti (Nov. 2, 73); era la forma volgare accanto all’altra Sicilia, usata dagli scrittori greci e latini, come vedesi nel titolo del così detto «romanzo» attribuito a Bosone di Gubbio, Fortunatus Siculus, ossia Avventuroso Ciciliano (Firenze, 1832); importante è al proposito quel che si legge in G. Villani, I, 8: «Fu prima l’isola chiamata Sicania e per la varietà degli abitanti é oggi da loro chiamata Sicilia e dai Taliani Cicilia». Dante usa pure la forma latina Sicilia e ne divisa la posizione geografica: «nec Insulæ Tyrreni maris, videlicet Sicilia et Sardinia, non nisi dextræ Italiæ sunt, vel ad dextram Italiæ sociandæ» (Vulg. el., I, 10, cfr. ivi, 8); altrove la dice costituente parte dei confini meridionali dell’Europa (Conv. IV, 28; Vulg. el. I, 12; Ecl., II, 27).
  2. Cfr. Dante, Purg. XIV, 32 ed Ecl. II, 46, 59 e 73 dove al v. 71 è nominato anche il terzo capo, il Lilibeo o Boeo verso l’Africa, che assieme agli altri due hanno dato origine alla voce greca Trinacria; cfr. Virgilio, En. III, 384, 582; Ovidio, Met. V, 476. Lionardo Vigo nel suo scritto, di cui si dirà più innanzi «Dante e la Sicilia» adduce, per avere usato l’Alighieri in questo passo la voce Trinacria a preferenza di altre, una ragione storica un po’ troppo sottile, che cioè, allu-