Pagina:La sicilia nella divina commedia.djvu/10

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6 A. Mazzoleni

mente dalla regione vulcanica, offerse a Dante copioso materiale, che egli dovette assumere dai poeti latini più conosciuti nel medioevo e da lui più studiati, Virgilio, Ovidio, Lucano e Stazio.

Fra le tramutazioni più celebri dell’antichità era quella di Aretusa, ninfa di Diana, cangiata nel fonte omonimo nella penisoletta Ortigia, sulla quale or sorge Siracusa; anche l’Alighieri la riconosce come tale ed espressamente la ricorda come cantata da Ovidio nel verso (Inf. XXV, 97):

«Taccia di Cadmo e d’Aretusa Ovidio»1
a proposito delle meravigliose trasformazioni dei ladri.

Diretta relazione coll’Etna e colla regione Etnea hanno invece tutte le altre tradizioni mitologiche che della Sicilia incontransi nel divino poema: e dapprima il ricordo che vi si fa del gigante Tifeo (Par. VIII, 70), che, sepolto sotto l’Etna2 quando aveva preteso di detronizzare Giove e gli altri Dei, è cagione, secondo la favola, dei fenomeni vulcanici di questo monte: ma qui Dante non si contenta del mito, vuol trovare del fenomeno tellurico una ragione naturale, e noi la vedremo quando ci occorrerà di parlare dei ricordi scientifici. Egli lo colloca invece nell’inferno tra i giganti, che stanno intorno al pozzo (XXXI, 124), denotandolo coll’altra forma Tifo3. A questa menzione

  1. Metam. V. 572-671; Ex Ponto, II, 10, 27, sg.; cfr. Virg., En. III, 694 sgg. La favola è ricordata anche in Fazio degli Uberti, Dittam., III, XIII, 54 sgg., e di certo ha porto al Boccaccio il motivo principale pel Ninfale fiesolano. Alcuni versi più sopra Dante (Inf. XXV, 94 sg.) aveva pure fatto menzione di Lucano e di un fatto narrato nella Farsalia (IX. 734 sgg.).
  2. Il Venturi avverte che Encelado fu il gigante sepolto sotto l’Etna e non Tifeo, il quale invece, secondo la tradizione, rimase oppresso dall’isola Iuarime (Ischia); ma avvertasi che Tifeo fu posto in relazione coll’Etna appunto dai poeti, a cui attingeva l’Alighieri; vedi infatti Ovidio, Met. V, 354; Eroid. XV, 11; Virgilio, En., III, 570 sgg. (cfr. Claudiano, Bell. got., 68 sgg.). Anche il Testi, come tutti ricorderanno, nella sua Ode al Montecuccoli, segue questa versione di Tifeo, il quale
    «  .    .    .    .    .   sott’Etna còlto,
    Prima che morto, ivi riman sepolto».

    Da Ovidio (Met. III, 303) e da Claudiano (ivi) Tifeo è erroneamente chiamato centimane e identificato con Briare.

  3. Avvertasi che accanto alla forma Thyphoeus (Ovidio, Met. III, 303) v’era pur l’altra di Tiphon (Lucano, Fars. IV, 595 e Claudiano, De rapt. Pros. II, 22).