Pagina:La vite, l'acquavite e la vita dell'operaio.djvu/11

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e la vita dell’operaio. 11


degno che la società moderna se ne faccia anima e sangue. Chi oserebbe dir male del vino?

5. Eppure, o Signori, lasciamo i ditirambi e le dorate fantasie. Chi mi vuol seguire, mi segua: mi segua in una delle buie e luride vie delle città: entriamo in quella bettola, che ci si annunzia già per quel lume fioco sulla porta, per quelle fioche grida che ci vengono confuse all’orecchio. Coraggio, apriamo l’impannata!..

Dio mio! In che bolgia infernale noi siamo caduti! Quai faccie, quai gesti, quali bestemmie! Sono esseri umani questi raccolti ad un desco, in mezzo a questo fumo, a quest’aria che soffoca? è questo il linguaggio della ragione? è questa la creatura fatta a similitudine di Dio?

6. Osservate quella sconcia figura dalle guance infocate che si è levata su barcollando, e stringendo nella mano convulsa un bicchiere: egli si gorgoglia nella strozza parole che voi non intendete, e che i compagni accolgono con risa oscene. Eccolo, egli si avanza vacillante con le chiome arruffate, le vesti scomposte, e