Pagina:La vite, l'acquavite e la vita dell'operaio.djvu/14

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14 la vite, l'acquavite


per ora grazie al Cielo, non ci siamo venduti a Bacco, torniamo a passeggiare tranquillamente, securamente all’ombra della vite, per dimandarle le ragioni del bene e dei male che essa arreca all’uomo. Qui, dove coll’occhio possiamo salutare festanti e superbi di vigne gli ameni colli del Chianti, di Montepulciano e di Montalcino, vorremmo, se ci riescisse, non esser severi con questa pianta simpatica, e col suo amabilissimo umore: ma la verità innanzi a tutto.

9. Io non starò qui a farvi la presentazione di Bacco, un nume bastardo di Giove, assai buffo, assai brutto, assai sconcio, sempre briaco, che si fa sempre accompagnare da un osceno corteggio di Baccanti, di Sileni, di Satiri. Piuttosto vi dirò, come sia mente di taluni filosofi, che la greca sapienza nel Bacco della favola volesse appunto personificare un qualche valent’uomo che portasse fra noi dall’Oriente, insieme con altre culture utili, quella della vite; o sivvero avesse in animo di rappresentare simbolicamente la potenza multiforme nascosta in seno