Pagina:La zecca di scio.djvu/36

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
24

le imposte che sopra vari oggetti percepiva la Maona, si calcolavano a centomila ducati d’oro ascendere le sue entrate, somma in quei tempi assai considerevole.

Questa condizione economica della società durava ancora prosperamente verso la metà del secolo decimoquinto, quando contro le sue possessioni ebbero principio le minaccie e poi gli attacchi per parte dei Turchi.

Sin dal 1435, essendosi il sultano Amurat II impadronito delle due Focee, i maonesi, per timore di uno sbarco sopra Scio, col mezzo di ambasciatori gli avevano offerto un’annua retribuzione di quattro mila fiorini d’oro, e ciò mediante ottennero la loro restituzione e molti vantaggi pel loro commercio. Essendogli alcuni anni dopo succeduto Maometto II, questi, dopo la presa di Costantinopoli nel 1453 e per la cui difesa tanto aveva operato il maonese Giovanni Giustiniani Longo, pensò di ridurre sotto la sua soggezione le varie signorie che i Latini ancora possedevano in Levante; e siccome tra esse Scio godeva la fama di esser un ricco emporio, così fu una delle prime di cui decise d’impadronirsi, e colto il pretesto che i maonesi fossero debitori verso un Francesco Draperio, nobile e ricco mercante genovese di Pera, che pretendeva da loro quaranta mila aspri per allume di rocca, il quale debito essi gli negavano, contro l’isola mandò nel 1455 una flotta1; ma siccome sin dal 1440 fortificazioni della città erano state d’assai aumentate e nel porto trovavansi venti navi genovesi, arditamente essi risposero all’ammiraglio turco che nulla dovendogli, facesse pure quello che credeva. Visto egli che per essere la città troppo ben difesa eragli impossibile di prenderla, rovinate le campagne, se ne allontanò; ma ritornatovi amichevolmente ad istanza dello stesso Draperio, che trovavasi sopra una delle sue navi, s’intese che due dei Giustiniani sarebbero andati ad Andrinopoli dal sultano per trattare; ma frattanto le ciurme avendo insultato i cristiani, si venne colle medesime alle mani, e nel ritirarsi esse sulle navi una se ne affondò. La flotta già maltrattata dal cattivo tempo si ritirò a Gallipoli, d’onde, d’ordine di Maometto, irritatissimo pell’accaduto,

  1. Michaelis Ducae historia byzantina, p. 322.