Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/156

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socrate. 125

sotto Calliade il prim’anno della settantesima quinta Olimpiade, avevano udito Anassagora. — E parmi che Socrate abbia anche trattato di cose fisiche; poichè, in qualche luogo, parla di una provvidenza, come dice Senofonte, tuttavolta affermando aver egli fatto discorsi soltanto di cose morali; ed eziandio Platone, ricordando, nell’Apologia, Anassagora ed altri fisici, discorri intorno a cose, cui Socrate disconosce, pur tutte attribuendole a Socrate. — Racconta Aristotele che certo mago venuto di Siria in Atene e molte cose di Socrate biasimò, ed anche gli disse che la sua morte sarebbe stata violenta. V’ha di nostro per lui questo:

     Or dunque bevi, o Socrate, nel cielo;
       Però che certo veramente saggio
       Te disse e il divo e la diva sapienza.
       La cicuta il volubile Ateniese
       Ti die’; dalla tua bocca esso la bebbe.


XXV. Furono suoi avversarj, al dire di Aristotele nel terzo della Poetica, un Antiloco da Lenno, e l’indovino Antifonte, siccome di Pitagora Cilone crotoniate; di Omero, vivente, Sagari, morto, Senofane colofonio; di Esiodo, vivente, Cecrope, defunto, il prefato Senofane; e di Pindaro Amfimene da Coo; e di Talete Ferecide; e di Biante Salaro prieneo; di Pittaco Antimenide e Alceo; di Anassagora Sosibio, e di Simonide Timocreonte.

XXVI. Di coloro che gli successero detti Socratici, principalissimi furono Platone, Senofonte, Antistene. Tra i dieci poi che si nominano, i più distinti sono