Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/25

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proemio. 7

IX. I sapienti si chiamavano anche sofisti (σοφιστικός); nè dessi soli, ma sofisti i poeti eziandio, secondo Cratino negli Archilochi, il quale facendo l’elogio d’Omero e di Esiodo così li chiama. Si tennero poi per sapienti questi: Talete, Solone, Periandro, Cleobulo, Chilone, Biante, Pittaco. Al novero di costoro aggiungono Anacarsi lo scita, Misone il cheneo, Ferecide il sirio, Epimenide il cretese. Alcuni anche il tiranno Pisistrato. E questi sono i sapienti.

X. La filosofia ebbe due principii, uno da Anassimandro, l’altro da Pitagora. Il primo fu discepolo di Talete, di Pitagora fu maestro Ferecide. Quella si chiamò filosofia Ionica, poichè Talete, che era ionio (sendo di Mileto) fu maestro di Anassimandro; questa Italica, da Pitagora, perchè soggiornò quasi sempre in Italia. Finì la Ionica in Clitomaco, Crisippo e Teofrasto; l’Italica in Epicuro. E però a Talete successe Anassimandro, a questo Anassimene, a questo Anassagora, ad Anassagora Archelao, ad Archelao Socrate introduttore dell’Etica. Successero a Socrate altri Socratici e Platone, il quale istituì la Vecchia Accademia. A Platone Speusippo e Xenocrate, a questo Polemone, a Polemone Crantore e Crate, a questo Arcesilao istitutore dell’Accademia mezzana; ad Arcesilao Lacide istitutore della nuova; a Lacide Carneade, ed a Cameade Clitomaco.