Pagina:Lando - Paradossi, (1544).djvu/17

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DE PARADOSSI 5

mo odio le perseguitarno. Non potrei veramente in mille carte discrivere e travagli che di continuo n'arrecano, et gli inviluppi ne quali duramente spesso ne stringono, si che, fortemente mi maraviglio di chi le cerca con tanta ansietà, e da che sono elle in vero da fare? à che giovano? ò vero servir ci possono? Se tu le brami per haver copia de ginetti, corsieri, curtaldi, ò de cavalli turchi, certo che troppo stoltamente fai, e essendo il cavallo uno animalazzo ingordo, non mai, ne di giorno, ne di notte satollo, superbo, seminario di guerra, il quale ò che ad ogni picciolo inciampo, teme et ombreggia, non obedendo ne al freno, ne al sperone, tutto indomito, trabocandoti in mille pericoli, ò vero ch'egli si lascia à guisa di montone reggere da un simplice fanciullo, stringere il ventre con poca fascia, et porre i chiodi patientemente ne piedi. O quante dannose incursioni sono state fatte nelle nostre contrade da barbare nationi che fatte non si sarebbono, se cavalli non si fussero mai ritrovati, ma voi tu vedere che rea cosa sia et nel cospetto ch’Iddio odiosa il nudrire si male bestie? odi quel che ne dice il Profeta, AB INCREPATIONE TUA DEUS. DORMITAVERUNT QUI ASCENDERUNT EQUOS. Et qualunque non sa che il porvi sua fiducia sia cosa da huomini d'Iddio nemici, oda et attenda il medesimo profeta. HI IN CURRIBUS. ET HI IN EQUIS, NOS AUTEM IN