Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/155

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RIME

     Vedove e orfan son molto sicuri
10Per lo giurar che fanno i cavalieri;
Ma l’uscio suo serrar ognun procuri,
     Benché gli ultimi giurano a’ primieri
Di non toccar l’altrui e viver puri:
Guai chi si fida in antichi guerrieri!




V


     Il calzolai’ fa il suo figliuol barbiere,
Così il barbier fa il figliuol calzolaio;
E il mercatante fa il figliuol notaio,
Così il notaio fa il figliuol drappiere.
5     Mal contento è ciascun del suo mestiere;
Ciascun guadagnar pargli col cucchiaio,
L’altro gli par che faccia con lo staio:
Non ha l’uom sempre tutto quel che chere.
     Null’uomo al mondo si può contentare:
10Chi star può fermo nel luogo fallace,
O ver sicuro in tempestoso mare?
     Assai fa l’uomo, se ben porta in pace
L’avversità che gli convien passare
Mentre che sta in quest’ardente fornace.

(Gli antecedenti sonetti son ricavati da Poeti antichi raccolti da Codici mss. della Biblioteca Vaticana e Barberina da mons. Allacci, Napoli, Sebastiano d’Alecci, 1661; e confrontati ad altri testi.)





VI


     Un modo c’è a viver fra la gente.
Ed in ogni altro tu ti perdi i passi:
Cessa da’ magri, ed accostati a’ grassi;
Odi ed ascolta, e di tutto consente;
5     Fa’ bocca a riso, e giuoca del piacente;
Non li riprender, se gittasser sassi:
E se d’usare il ver ti dilettassi,
Senza comiato partiti al presente.

Rime di Cino da Pistoia e d’altri del scq, XIV

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