Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/157

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RIME

     Iddio permette regni lo tiranno
10Acciò che opprima il popol peccatore,
Non già per ben di lui ma per suo danno;
     Suscita dopo lui un ch’è peggiore,
Che il fa morir o ver languir d’affanno:
E in questo modo il punisce il Signore.

(I tre antecedenti sonetti son ricavati dal volume II delle Poesie inedite di dugento autori italiani del Trucchi, che gli pubblicò di sul Codice Vaticano 2137.)




IX


SENTENZE NOTABILI

SOPRA VARIE COSE


     Guai a chi nel tormento
Sua non può spander voce,
E quando foco il cuoce
Gli convien d’allegrezza far sembianti.
5Guai a chi in suo lamento
Dir non può che gli nuoce,
E qual più gli è feroce
Costretto è d’aggradir se gli è davanti.
Guai a chi ’l ben di se in altrui sommette,
10Che l’uom certo di sé vive languendo,
E, sovente temendo,
D’alto in bassezza iritorna suo stato:
E guai a chi servire altrui si mette,
Che comincia amistà frutto cherendo;
15Perchè l’util fallendo
Dimostra il fine e ’l cominciar viziato.
     Grave è poter in pace
Ingiuria sofferire
Da cui dovrìa venire,
20Per merito, servire et! onorare.
Grave è all’uomo verace


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