Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/159

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RIME

Quel che scampar non può, se don concede
Avendo sempre fede
Che dopo monte può trovare il piano.
65     Guai ho poiché ’l mio danno
Dir non m’è conceduto:
Perch’oggi è vil tenuto,
Schivando i vizi, l’animo gentile.
Grave m’è, per inganno
70Trovandomi traduto,
Convenirmi star muto:
Richiede il ver tal’or secreto stile.
Folle fui quando in falso uom mi commisi:
Chi vuol fuggir malvagi, viva solo:
75Padre inganna figliuolo:
Chi men si fida, via migliore elegge.
Saggio non son, ma quel che altrui promisi
Sempre servai, e di ciò nullo ho dolo:
Vorrei posare, e volo:
80Dio tratti altrui per qua! mi tratta legge.

(Dalle Rime di M. Franc. Petrarca, estr. da un suo origin., ecc., per Federigo Ubaldini, Roma, Grignani, 1662. Raffrontata alla lezione che ne dà l’Allacci in Poeti antichi e a qualche testo moderno.)




X

PONE E MOSTRA COME l’UOMO È LIBERO PER NATURA E SERVO PER ACCIDENTE


....
     Tutti sem d’una massa
E l’uno all’altro eguale.
Parlando generale,
Di libertà e di nobilitade.
5Fu di libertà cassa
Da antico temporale
Gente che visse male
E sottoposta a chi seguì bontade.


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