Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/193

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RIME

     Caton lo ’nvia per la gloriosa pena
Che purga quegli spirti che pentuti
63Diventan pria che sia l’ultima cena;
     E, perchè i lor voler sien bene acuti
E liberi di far ciò che lor piace,
66Vuol ch’uom per libertà vita rifiuti.
     In questo il nome di quel canto giace,
Mostrando come uom dee fuggir lentezza
69E tardanza d’aver con l’alma pace.
     Poscia descrive con bella fortezza
Di poetrìa, come un’aquila venne
72Nel pensier suo della divina altezza:
     E questa è quella grazia che pervenne,
Come il divin volere in lui la ’nfonde
75Che di lei e d’un segno si sovvenne.
     Ella ci scalda, e non conoscemo onde;
Se non che noi rischiara un poco stante
78Una donna gentil colle sue onde:
     E questa è quella grazia che è giovante,
La qual descrive in nome di Lucia
81Che i fè colla ragion veder sì avante.
     Chè ben conobbe come si salìa
Su per li gradi della penitenza
84E come il prete su in essi sedìa;
     E fa tra essi quella differenza
Di color di fortezza e di virtute,
87Che descrive la chiesa e la credenza.
     Poi mostra come per aver salute
Si vuol tre volte percuoter lo petto
90Con non voltarsi alle cose vedute;
     Che per tre modi corre uom nel difetto
Di far peccato, o per superba vita,
93O per aver degli occhi mal diletto,
     O per aver la carne troppo trita;
E quinci vengon li sette peccati,
96Che fa d’ognun la spada sua ferita.
     Non vuol avere i vestimenti ornati
Lo sacerdote, ma umilemente
99Oda i difetti che gli son mostrati;


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