Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/202

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     E tu che credi aver la gentilezza
Per esser nato di gran parentato
18E per aver del corpo la bellezza,
     Peggio che porco nato nel contato,
Il gran macello con disìo t’aspetta,
21Se non sarai di virtù ornato.
     O giovinetto della zazzeretta,
Che non conosci li tuoi gran perigli
24E ’n quanti modi puoi morire in fretta,
     Se tu sapessi quanti e quali artigli
Apparecchiati son per la tua vita,
27Seguiteresti gli divin consigli.
     E ben che paia la tua età fiorita,
Presto si secca questo verde fiore,
30Se l’alma tua non sta con Dio unita.
     Guardami in faccia, o ladro giucatore,
Che ti sconfonda ’l nostro gran spavento;
33E piú a te che se’ bestemmiatore.
     Oh quanti son che si pascon di vento
Per seguitar gli onori e le ricchezze,
36Che mai si trovan poi alcun contento!
     Vana speranza con molte sciocchezze
Parte da Dio la mente di costoro,
39E fagli perder l’eternal bellezze;
     Per desiderio del marcibil oro
Perde lo tempo ch’è si cara cosa
42E guarda in terra dov’é ’l tesor loro.
     La mente dell’avar non ha mai sposa
Né mai si sazia, e poi tutto abbandona
45Con gran tormento e pena angosciosa;
     Dannasi l’alma e perde la persona,
Perde la gloria e perde bene eterno,
48Perde celeste e trïonfal corona.
     Oh sodomita erede dell’inferno,
Putrido nella clòaca puzzolente,
51Da Dio dannato al fuoco sempiterno!
     E tu lussurïoso, sei fetente,
Che di porcina schiatta pari uscito
54Che di broda e di fungo sempre sente!