Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/244

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FAZIO DEGLI UBERTI

Che sono in cielo, il sole e l’altre stelle,
Dentro da lor si crede il paradiso.
Dunque, se miri fiso,
50Pensar ben dèi ch’ogni terren piacere
Si trova dove tu non puoi vedere. —
     Poi guardo i bracci suoi distesi e grossi.
La bianca roano morbida e pulita;
Guardo le lunghe e sottilette dita
55Vaghe di quell’anel che l’un tien cinto.
E ’l mio pensier mi dice — Or se tu fossi
Dentro a quei bracci, fra quella partita,
Tanto diletto avrebbe la tua vita
Che dir per me non si potrebbe il quinto!
60Vedi ch’ogni suo membro par dipinto!
Formosa e grande quanto a lei s’avvene;
Con un colore angelico di perla;
Graziosa a vederla,
E disdegnosa dove si convene;
65Umile vergogiiosa e temperata,
E sempre a virtù grata:
In tra suoi bei costumi un atto regna,
Che d’ogni riverenza la fa degna.
     Soave a guisa va d’un bel pavone.
70Diritta sopra sè come una grua:
Vedi che propriamente ben par sua
Quanta esser può donnesca leggiadrìa.
E se ne vuoi veder viva ragione
(Dice il pensier), apri la mente tua
75Ben fisamente quando ella s’addua
Con donna che gentile e vaga sia:
Che, come par che fugga e vada via
Dinanzi al sol ciascuna altra chiarezza.
Così costei ogni adornezza sface.
80Or vedi s’ella piace;
Che amore è tanto quanto sua bellezza,
E somma e gran beltà con lei si trova.
Quel che a lei piace e giova
È sol d’onesta e di gentile usanza.
85Ed io nel suo ben far prendo speranza. —


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