Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/245

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RIME

     Canzon, tu puoi ben dir sicuramente
Che, poi che al mondo bella donna nacque,
Nessuna mai non piacque
Generalmente quanto fa costei;
Perchè si trova in lei75
Beltà di corpo e d’anima bontade,
Fuor che le manca un poco di pietade.


(Dalle Rime antiche dell’ediz. giunt., ov’è fra quelle d’incerti. Per autorità di molti codici la rendiamo a Fazio; riscontrata e migliorata la lezione sul testo Fratic. nelle R. Apocrife di Dante, e con alcune delle var. del cod. marciano adottate da P. Zanotto nei Lirici del sec. primo, sec. e terzo; Venezia, Antonelli, 1858; non senza l’aiuto de’ codd. ricc. in alcun luogo di questa e delle precedenti.)



III


     S’io sapessi formar quanto son belli
Gli occhi di questa donna onesti e vaghi,
Amor, quando ’l cor piaghi,
Per dolci bramerei i colpi amari;
E canterei con versi tanto chiari.5
Che non che i nostri cor ma que’ de’ draghi
Farei udendo appaghi
E per le selve innamorar gli uccelli.
E non suonar con più diletto quelli
D’Anfïone co’ quai movea le pietre,10
Ne di Mercurio a chiuder gli occhi d’Argo
(Deh! nota ciò ch’io spargo).
Ne contra Marzia d’Apollo le cetre,
Che e’ miei, Amor; s’io avessi savere,
Quant’hanno in lor piacere,15
Ond’io a te che puoi e di cui sono
A giunte man domando questo dono.
     Come per primavera innanzi il giorno
Ride Dïana nell’aere serena
D’una luce sì piena20
Che par che ne risplenda tutto ’l cielo:
Così all’ombra del candido velo,


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