Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/303

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RIME

Sicché la nostra pena
E’ provi come noi chi non la sente.
     Entra in gli orecchi qui, ballata, avanti
40Ad Amor nostro sire:
E, come tu pietosamente canti
I nostri aspri martìri,
Fa’ che pregando il giri
A darci tosto gioia,
45Prima che ei n’uccida crudelmente.




XII


     Perir possa il tuo nome, Baia, e il loco;
Boschi selvaggi le tue piagge sièno;
E le tue fonti diventin veneno,
4Nè vi si bagni alcun molto ne poco;
     In pianto si converta ogni tuo gioco,
E suspetto diventi il tuo bel seno
A’ naviganti; il nuvolo e ’l sereno
8In te riversin fumo solfo e fuoco:
     Chè hai corrotto la più casta mente
Che fosse in donna colla tua licenza,
11Se il ver mi disser gli occhi, non è guari;
     Laonde io sempre viverò dolente.
Come ingannato da folle credenza.
14Or foss’io stato cieco non ha guari!




XIII


     Dice con meco l’anima tal volta
— Come potevi tu già mai sperare
Che, dove Bacco può quel che vuol fare
4E Cerere v’abbonda in copia molta,
     E dove fu Partenope sepolta,
Ove ancor le Sirene usan cantare,
Amor fede onestà potesse stare
8O fosse alcuna sanità raccolta?


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