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Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/48

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GIOSUE CARDUCCI

metta[1], che scriveva su la fine del secolo XV, lo mette a paro con Giusto de’ Conti e Agostino Staccoli, dicendo che tutti tre si sono ingegnati d’imitare il Petrarca. Celso Cittadini lo pone immediatamente dopo di lui fra i poeti della quarta ed ultima lingua che ebbero sceltezza di parole[2]. Molto conto ne fa il Tassoni nelle Considerazioni su ’l Canzoniere. Il Quattromani asserisce che dal Petrarca in fuori scrisse meglio di tutti quanti del suo tempo[3]; e il Crescimbeni che tanto egli si mostra superiore de’ coetanei quanto il Petrarca di lui. Con miglior giudizio scrisse del Conti e di Buonaccorso il Gravina: «benchè non spandano sì largamente le ali nè poggino a tanta altezza quanto il Petrarca ne tal dottrina abbraccino, pure nella loro linea di gentilezza e tenerezza son tali che non molto in loro si desidera di quello onde in questa parte più fiorisce il Petrarca»[4]. Ma dalle notizie confuse e contradditorie dei biografi di Buonaccorso è difficile ricavare qualche cosa d’appurato e di certo; più difficile sceverare le rime del Montemagno trecentista da quelle d’un suo nipote dello stesso nome vissuto nel secolo XV e di Niccolò Tinucci pur quattrocentista; difficilissimo, a chi non cerchi tutti i codici, chiarirsi se quel piccolo ed elegante canzoniere sia opera schietta e genuina del trecento o pur supposta o almeno rammodernata secondo il gusto del secolo XVI dal Varchi e dal Tolomei che dettero le rime di Buonaccorso al Pilli primo editore. Mi fa inchinare a questo ultimo sospetto, che è di molti valenti critici, l’aver veduto ne’ Ricordi filologici la lezione d’uno dei sonetti attribuiti al pistoiese e ivi pubblicato dal signor Bindi di sur un codice magliabechiano ben diversa dalla conosciuta, e meglio consentanea al gusto dei trecentisti[5]. Più; il primo e celebre sonetto di Buonaccorso è dato in una stampa del quat-

  1. ↑ Cit. dal Corbinelli in Prefazione alla Bella Mano di Giusto de’ Conti.
  2. ↑ C. Cittadini: Origini della toscana favella.
  3. ↑ S. Quattromani: Lettere, 56.
  4. ↑ G. Gravina: Della ragione poetica, II, 30.
  5. ↑ Ricordi filologici e letterarii (Pistoia, 1847), n. 1.

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