Pagina:Le biblioteche popolari in Italia dall'anno 1861 al 1869.djvu/15

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100 scuole e cangiati mensilmente, e se soltanto la metà circa di quei libri fosse letta una volta al mese:1 gli stessi 3 mila volumi potrebbero avere 60 mila lettori e più se i 30 libri spediti a ogni scuola cangiassero di mano una volta la settimana: l’associazione degli scrittori facilita la pubblicazione delle buone opere coll’acquistarne un certo numero per le Biblioteche popolari e col premiare le migliori: essa offre al talento sconosciuto un areopago di confratelli pronti a riconoscerlo e ad incoraggiarlo, togliendo poi l’autore così dalla dipendenza di editori spesso incapaci di apprezzarlo, dà un principio di stabilità alla proprietà letteraria feconda rimuneratrice delle lettere.»

Con queste considerazioni premesse, egli pubblicava2 un programma e statuto per una nuova Associazione che si dovrebbe intitolare per l’istruzione pratica, e nel quale vi sono delle buonissime idee, ma non di facile attuazione fra i cittadini d’Italia, che certamente non hanno le borse degli Inglesi e degli Americani: e di fatto come trovare fondatori che paghino 3 mila lire e soci per azioni di lire 200? Non sarebbe meglio invocare l’aiuto ed il concorso di tutti, anco del popolo stesso, chiedendo azioni di l a 2 lire annue? In questo senso il

  1. È bene avvertire che le Biblioteche rurali (lo che si è praticato in Scozia a Lothian con gran vantaggio) avrebbero a esser divise in serie da 40 a 50 vol., e ogni serie per qualche mese sarebbe trattenuta in un luogo solo; in questo tempo i bramosi d’istruzione avrebbero campo di leggere quel libri e assimilarsene il contenuto come un s’assimila il pane nel proprio corpo, e al nuovo anno altri 50 volumi surrogherebbero la serie stata letta.
  2. V. Curiosità della scienza contemporanea, an. IV, Firenze, 1869.