Pagina:Le biblioteche popolari in Italia dall'anno 1861 al 1869.djvu/90

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definitivamente traslocata nello stabile del capitanato; oggi per difetto di spazio s’aprirà in locali del municipio sopra il magazzino cooperativo per cui calcolando la rendita perduta in L. 500, altre L. 500 l’assegno del custode, arredi, libri e illuminazione L. 1500, la nuova istituzione peserebbe sul bilancio per L. 2500.

La proposta fu in questi termini ben accolta dal Consiglio e già la Commissione aveva con molte altre assennate e patriotiche considerazioni dimostrato l’importanza della cosa e prevenuta l’obiezione di chi la potesse ritenere inutile e superflua: essa diceva, a chi s’appoggiasse sul fatto delle 164 biblioteche pubbliche e 16 private con 4,149,281 volumi che possiede l’Italia in confronto della decantata Inghilterra, soggiungeremo che la risposta sta precisamente nello spirito della nostra istituzione; le opere che costituiscono le biblioteche d’Italia sono per la massima parte teologiche e morali e se pure trovi in esse non dimenticata la scienza, la politica, la storia, mancano però del tutto quei libri che servono all’istruzione del popolo.»

La Biblioteca fu aperta coi primi del 1868, ed è sotto l’ispezione e vigilanza del signor Teodoro Zecco, patrono. I libri letti furono: letture amene 909 vol., educazione 688 id., storia 511 id., scienze 230 id., arti e industrie 182.

La distribuzione serale quotidiana dei libri è affidata al custode bibliotecario signor Vincenzo Favron, che l’aprì con i soli 400 volumi allora posseduti ed ora trova d’averne registrati in meno d’un anno 1200.