Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/594

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586 le confessioni d’un ottuagenario.

gione della Gemma sembra quasi assicurata; e mi riprometto entro l’estate di giungere a Buenos Aires, ove essendosi stabiliti i Martelli, io la consegnerò a loro, od anche dietro loro consiglio la condurrò io stesso in Europa. Dio secondi le mie buone intenzioni!...

Buenos Aires, ottobre 1852.

Tre mesi di viaggio, ma sempre vago, pittoresco, in paesi di bellezze quasi favolose. La distrazione guarì affatto la Gemma; ella mi sorrideva quasi per ringraziarmi delle molte brighe ch’io mi assumeva per lei. Giunti a Buenos Aires, i Martelli n’erano partiti per una città dell’interno a stabilirvi i rudimenti d’una colonia; ma un capitano amicissimo dell’ingegnere, che salpava per Marsiglia, avrebbe fatto il piacere di condurre la Gemma a Genova presso una sua zia; egli aveva moglie a bordo, e il partito era per ogni verso convenientissimo. Quanto a me, voleva tornare a Rio Janeiro per prendere di là la mia rivincita su quegli Indiani maledetti. Senonchè, quand’io scopersi queste mie idee alla Gemma, ella chinò il mento sul petto, e due fiumi di lagrime le sgorgarono dagli occhi.

— Cosa avete? — le chiesi, — forse vi dispiace lasciar l’America?

— Oh tanto! — mi rispose ella singhiozzando, e guardandomi con occhi pieni di preghiere. — Il resultato si fu, che ci sposammo quattro settimane dopo, e si pensò a partire in compagnia per l’Europa; allora non le dispiacque più abbandonar l’America, e quanto a me, rinunciai per amor suo alla vendetta sugli Indiani.

Oh qual creatura adorabile è la Gemma! Dio mi dia bene, ma da due mesi che siamo marito e moglie non ho pensato ad altro che ad amarla. Ci fermammo qui, sperando