Pagina:Le mie prigioni.djvu/164

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Le mie preci erano aride, e nondimeno io le ripeteva sovente; non con lungo orare di parole, ma invocando Dio! Dio unito all’uomo ed esperto degli umani dolori!

In quelle orrende notti, l’immaginativa mi s’esaltava talora in guisa, che pareami, sebbene svegliato, or d’udir gemiti nel mio carcere, or d’udir risa soffocate. Dall’infanzia in poi, non era mai stato credulo a streghe e folletti, ed or quelle risa e que’ gemiti mi atterrivano, e non sapea come spiegar ciò, ed era costretto a dubitare s’io non fossi ludibrio d’incognite maligne potenze.

Più volte presi tremando il lume, e gridai se v’era alcuno sotto il letto che mi beffasse. Più volte mi venne il dubbio che m’avessero tolto dalla prima stanza e trasportato in questa, perchè ivi fosse qualche trabocchello, ovvero nelle pareti qualche secreta apertura, donde i miei sgherri spiassero tutto ciò ch’io faceva e si divertissero crudelmente a spaventarmi.

Stando al tavolino, or pareami che alcuno mi tirasse pel vestito, or che fosse data una spinta ad un libro, il quale cadeva a terra, or che una persona dietro a me soffiasse sul lume per ispe-