Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/128

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dal fondo del mare per venire sulla terra, e quando ebbe finito, dicendo come finalmente fosse stata venduta al re di Persia, presso il quale si trovava: — Sorella,» le disse Saleh, «aveste gran torto d’aver sofferte tante indegnità, e non potete lagnarvi se non di voi medesima. Avevate il modo di liberarvene, e mi maraviglio della vostra pazienza a rimanere tanto tempo nella schiavitù: alzatevi, e tornate con noi al regno da noi riconquistato sul fiero nemico ch’erasene impadronito. —

«Il re di Persia, il quale, dal gabinetto in cui trovavasi, intese quelle parole, fu nell’estrema agitazione. — Ah!» disse fra sè; «sono perduto, ed è certa la mia morte, se la mia regina, la mia Gulnara, ascolta quel pernicioso consiglio! Io non posso più vivere senza di lei, e coloro me ne vogliono privare!» Ma la consorte non lo lasciò a lungo in tal timore.

«- Fratello,» rispose sorridendo, «quanto intendo mi dimostra assai meglio d’ogni altra cosa la sincerità dell’amicizia che avete per me. Non potei tollerare il consiglio da voi suggeritomi di prendere in isposo un principe della terra. Oggi, poco manca che non mi adiri per quello che ora mi date, di sciogliere il nodo che mi lega al più potente e famoso di tutti i principi. Non parlo del dovere d’una schiava col suo padrone: sarebbe facile restituirgli le diecimila pezze d’oro che gli sono costata; parlo di quello d’una moglie col proprio marito, e d’una moglie che non può lagnarsi per alcun motivo di malcontento da parte sua. È un monarca religioso, saggio, moderato, che m’ha dato i più veraci contrassegni d’amore. Nè poteva darmene uno più manifesto, quanto di congedare, sino dai primi giorni che gli fui consegnata, il gran numero di donne che aveva, per attaccarsi unicamente a me. Sono sua moglie, e mi ha testè dichiarata regina di Persia onde partecipare a’ suoi consigli. Dirò