Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/208

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vi fui educata con tutta la cura che suolsi avere delle persone del mio sesso destinate a rimanervi. Non riuscii male in tutto ciò che si prese la briga d’insegnarmi, e questo, unito a qualche bellezza, m’acquistò l’affetto del califfo, il quale mi diede un appartamento particolare vicino al suo. Nè quel principe si contentò di tale distinzione, destinando per servirmi venti donne ed altrettanti eunuchi; da quel tempo mi fece regali sì preziosi, che mi trovai più ricca di qualunque regina del mondo. Da ciò voi ben giudicherete che Zobeide, moglie e parente del califfo, non potè vedere la mia fortuna senza ingelosirne; e sebbene Aaron abbia per lei tutta l’immaginabile considerazione, essa cercò tutte le occasioni di perdermi. Fino al presente io m’era ben guarentita da’ suoi attentati: ma finalmente soccombetti all’ultimo sforzo della gelosia, e senza di voi sarei a quest’ora nell’aspettativa d’una morte inevitabile. Non dubito ch’essa non abbia corrotta una delle mie schiave, la quale mi presentò ier sera nella limonata una droga, che produce un assopimento tale, che per sette od otto ore nulla è capace di dissiparlo. Ed ho tanto maggior motivo di fare un simile giudizio, avendo io il sonno naturalmente leggero e svegliandomi al minimo rumore. Zobeide, per eseguire il suo tristo disegno, approfittò dell’assenza del califfo, il quale, da pochi giorni, è andato a mettersi alla testa delle sue truppe per punire l’audacia di alcuni re vicini, collegatisi per movergli guerra. Senza tale congiuntura, la mia rivale, pur furibonda com’è, non avrebbe osato intraprender nulla contro la mia vita. Non so cosa farà per celare al califfo la conoscenza di quest’azione; ma voi vedete aver io grandissimo interesse che custodiate il segreto. Ci va della mia vita: non sarei sicura in casa vostra, finchè il califfo rimarrà fuor di Bagdad. E voi mede-