Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/209

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simo siete interessato a tener segreta la mia avventura, poichè se Zobeide sapesse l’obbligazione che vi debbo, punirebbe anche voi d’avermi conservata. Al ritorno del califfo, avrò meno riguardi da osservare. Troverò modo d’istruirlo, e son persuasa che sarà più sollecito di me a riconoscere un servigio che mi rende al suo amore. —

«Quando la bella favorita di Aaron-al-Raschid ebbe finito di parlare, Ganem così le rispose: - Ma dama, vi ringrazio mille volte d’avermi dato gli schiarimenti che mi presi la libertà di domandarvi, e vi supplico a credere che qui siete in piena sicurezza. I sentimenti che m’avete ispirati, vi rispondono della mia discrezione. Quanto a quelle de’ miei schiavi, confesso che bisogna diffidarne; potrebbero essi mancare alla fedeltà che mi devono, se sapessero per qual caso ed in qual luogo ebbi la buona ventura d’incontrarvi. Ma questo è ciò che lor è impossibile d’indovinare; oserei anzi assicurarvi che non avranno pur la minima curiosità d’informarsene. È così naturale ai giovani il cercare belle schiave, che non saranno menomamente sorpresi di vedervi qui, imaginando esserne voi una da me comprata. Crederanno inoltre ch’io abbia avuto le mie buone ragioni per condurvi a casa mia nella maniera che hanno veduto: non temete adunque di nulla, e state sicura che sarete qui servita con tutto il rispetto dovuto alla favorita d’un possente monarca com’è il nostro. Ma qualunque sia la grandezza che lo circonda, permettetemi di dichiararvi, o signora, che nulla sarà capace di farmi rivocare il dono da me fattovi del mio cuore. Ben so, che non dimenticherò giammai, «che quanto appartiene al padrone, è vietato alto schiavo.» Ma io vi amava prima che mi aveste palesato essere la vostra fede vincolata al califfo; nè dipende da me il vincere