Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/210

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una passione, la quale, benchè ancora nascente, ha già tutta la forza d’un amore rinvigorito da perfetta reciprocità. Desidero che il vostro augusto e troppo felice amante vi vendichi della malignità di Zobeide, richiamandovi presso di lui, e che quando sarete restituita a’ suoi voti, vi ricordiate dello sfortunato Ganem, che, non meno del califfo, è vostra conquista. Per quanto potente sia quel principe, se siete sensibile alla tenerezza, ho fiducia che non mi cancellerà dalla vostra memoria. Egli non può amarvi con maggior ardore di me, e non cesserò di ardere per voi, in qualunque luogo del mondo me ne vada a spirare dopo avervi perduta. —

«Tormenta s’avvide che Ganem era penetrato dal più vivo dolore, e ne fu intenerita; ma scorgendo l’imbarazzo in cui sarebbesi messa continuando il colloquio sulla medesima materia, che poteva insensibilmente condurla a lasciar trasparire l’inclinazione che sentiva per lui: — Ben veggo,» gli disse, «che questo discorso vi reca troppa pena; lasciamolo, e parliamo degli obblighi infiniti che ho verso di voi. Non posso esprimervi abbastanza il mio giubilo, quando penso che, senza il vostro soccorso, sarei priva della luce del giorno. —

«Fortunatamente per amendue si bussò in quel momento alla porta, e Ganem, alzatosi per andar, a vedere chi fosse, vide ch’era uno de’ suoi schiavi, il quale veniva ad annunciargli l’arrivo del bettoliere. Il giovane, il quale, per maggior precauzione, non voleva che gli schiavi entrassero nella camera, ove trovavasi Tormenta, andò a prendere i cibi portati, e li servì egli medesimo alla bella sua ospite, la quale, nel fondo del cuore, giubilava delle cure ch’egli si prendeva per lei.

«Dopo il pranzo, Ganem sparecchiò la tavola, e riposte tutte le cose alla porta della stanza in mano