Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/211

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degli schiavi: — Signora,» disse poi a Tormenta, «sarete forse adesso desiderosa di quiete. Vi lascio dunque, e quando avrete preso qualche riposo, mi troverete pronto a ricevere i vostri comandi.» E così dicendo, uscì di casa, ed andò a comprare due schiave, come comprò pure due fagotti, uno di finissima biancheria, l’altro di tutto ciò che può comportare una toletta degna della favorita del califfo. Condotte a casa le schiave, e presentatele a Tormenta: — Signora,» le disse, «una persona come voi ha bisogno di due fanciulle almeno che la debbano servire; aggradite che vi dia queste. —

«Tormenta ammirò l’attenzione di Ganem, e: — Ben veggo, o signore,» gli rispose, «che non siete uomo da fare le cose a metà. Voi accrescete colle vostre cortesie l’obbligazione che vi debbo; ma spero di non morire ingrata, e che il cielo mi metterà ben presto in grado di riconoscere tutte le generose vostre attenzioni.»

La sultana, interrotta nel racconto dallo spuntare del giorno, lo ripigliò, la notte seguente, in codesta guisa:


NOTTE CCLXXI


— Sire, quando le schiave si furono ritirate in una stanza vicina, dove mandolle il giovane mercatante, egli sedette sul sofà dov’era Tormenta, ma a certa distanza da lei, per dimostrarle maggior rispetto. Ricondusse quindi il discorso sulla propria passione, e disse cose commoventissime intorno agli ostacoli invincibili che toglievangli qualunque speranza. — Non oso nemmeno sperare,» diceva, «di eccitare colla mia