Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/27

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colle mani e coi piedi con tanto coraggio, favorito inoltre dall’onde che lo secondavano, che ciò gli bastò per non soccombere e prender terra. Giunto sulla spiaggia, la prima cosa che fece fu di ringraziar Dio di averlo liberato da tanto periglio, e tratto una volta ancora dalle mani degli adoratori del Fuoco. Spogliossi quindi, e dopo avere ben ispremuta l’acqua dal suo abito, lo distese sur uno scoglio, dove presto asciugossi tanto per l’ardore del sole, quanto pel calore dello scoglio che n’era infocato.

«Riposò intanto piangendo la sua miseria, senza sapere in qual paese fosse, nè da qual lato rivolgersi. Ripreso finalmente l’abito, camminò, senza troppo allontanarsi dal mare, finchè giunse ad una strada battuta, e seguitala, viaggiò più di dieci giorni per un paese disabitato, e nel quale non trovava che frutti selvaggi ed alcune piante lungo i ruscelli con cui sostentarsi. Giunse finalmente presso una città che riconobbe per quella de’ Magi, dov’era stato tanto maltrattato, e nella quale suo fratello Amgiad era gran visir. N’ebbe gran contento; risolse però di non avvicinarsi ad alcun adoratore del Fuoco, ma soltanto a’ musulmani, ricordandosi di averne veduti alcuni la prima volta che v’era entrato. Siccome calava la notte, ed egli ben sapeva che le botteghe dovevano esser già chiuse, e poca gente si troverebbe per le strade, prese il partito di fermarsi nel cimitero, che giaceva presso alla città, ove ergevansi varie tombe a foggia di mausolei. Cercando, ne trovò una colla porta aperta, e vi entrò, risoluto di passarvi la notte.

«Ora torniamo alla nave di Behram, il quale non istette molto ad essere investito d’ogni parte dai vascelli della regina Margiana, dopo ch’ebbe gettato il principe Assad in mare. Accostato dalla nave, su cui trovavasi la regina medesima, all’avvicinarsi di