Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/28

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questa, siccome non era in grado di oppor veruna resistenza, Behram fe’ ammainare le vele in segno di resa.

«La regina Margiana passò in persona sul bastimento, e chiese al capitano dove fosse lo scrivano che aveva avuto la temerità di far rapire nel suo palazzo. — Regina,» rispose colui, «giuro a vostra maestà ch’egli non si trova sul mio bastimento; può farlo cercare, e conoscere da ciò la mia innocenza. —

«Margiana fece perquisire la nave con tutta la possibile esattezza; ma non fu trovato colui ch’ella desiderava sì ardentemente di rinvenire, tanto perchè l’amava, quanto per la generosità ch’erale naturale. Fu perciò sul punto di togliere a Behram la vita di propria mano; ma si frenò, e contentossi di confiscare il suo vascello con tutto il carico, e mandarlo a terra coll’equipaggio, lasciandogli la scialuppa per potervi approdare.

«Il capitano, accompagnato da’ marinai, giunse alla città de’ Magi la notte medesima che Assad erasi fermato nel cimitero a dormire nella tomba. Siccome la porta era chiusa, fu costretto a cercare anch’egli qualche tomba nel cimitero per ricoverarvisi, aspettando che spuntasse il giorno, e si aprisse la città. Per disgrazia di Assad, passò Behram davanti a quella ov’ei si trovava: entratovi, vide un uomo che dormiva colla testa avvolta nell’abito. Svegliossi al rumore il giovane, ed alzato il capo, domandò chi fosse.

«Behram lo riconobbe subito. — Ah! ah!» diss’egli; «voi siete dunque quello per cui cagione son rovinato per tutto il resto della vita! Non v’abbiamo potuto sacrificare in quest’anno, ma non la sfuggirete l’anno venturo.» E sì dicendo, gli si gettò addosso, gli mise il fazzoletto alla bocca per impedirgli di gridare, e lo fece legare da’ suoi marinai.