Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/29

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«La mattina appresso, quando la porta della città venne aperta, riuscì facile a Behram di ricondurre Assad presso il vecchio che avevalo con tanta malignità ingannato, passando per vie remote, in cui nessuno non era alzato ancora. Entrato che fu nella casa, lo fece calare nel medesimo carcere di prima, ed informò il vecchio del tristo motivo del suo ritorno, e dell’infelice esito del viaggio. Il malvagio vecchio non dimenticò di commettere alle due sue figliuole di maltrattare il principe sfortunato assai più dell’altra volta, se fosse stato possibile.

«Assad, estremamente sorpreso di rivedersi nel medesimo luogo, dove aveva già tanto sofferto, e nell’aspettativa dei medesimi tormenti, da’ quali erasi creduto liberato per sempre, piangeva il rigore del suo destino, allorchè vide entrare Bostana con un bastone, un pane ed un vaso d’acqua. Fremè il giovane alla vista di quella spietata, ed al solo pensiero de’ giornalieri supplizi che doveva soffrir ancora un anno intiero per morir poscia in orribil guisa!...»

Il giorno, che la sultana Scheherazade vide comparire, mentre preferiva quest’ultime parole, l’astrinse ad interrompersi. Ripigliando però la medesima novella la notte seguente, disse al sultano delle indie:


NOTTE CCXXXVI


— Sire, Bostana trattò il disgraziato principe Assad colla medesima crudeltà usata nella prima sua prigionia. I lamenti, le querele, le istanti preghiere di Assad, che la supplicava a risparmiarlo, unite alle sue lagrime, furono però tanto commoventi, che non potè quella non sentirsi intenerita, e si mise a versare