Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/460

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lo splendore, brillante come il sole, che tramandavano alla luce d’una lampada che illuminava la stanza, dovea far giudicare dell’altissimo loro valore; ma la madre di Aladino non aveva su ciò maggior cognizione del figliuolo; chè, stata allevata in condizione mediocrissima, suo marito non aveva avute sostanze bastevoli a procurarle di questa sorta di gioie. D’altronde, non avendone mai vedute ad alcuna delle sue parenti, nè alle vicine, non è da maravigliarsi se non le riguardò che come cose di poco valore e buone tutt’al più a ricreare la vista per la varietà dei colori; talchè Aladino le pose dietro un cuscino del sofà su cui stava seduto. Terminò quindi il racconto della sua avventura dicendo, che quando si presentò all’ingresso del sotterraneo, mentre accingeasi ad uscire, al rifiuto da lui fatto al mago di dargli la lucerna ch’esso voleva, l’apertura erasi rinchiusa in un istante per la forza del profumo gettato dallo stregone sopra il fuoco, non lasciata da questi estinguere, e delle parole da colui pronunziate. Ma non potè continuare, senza versar molte lagrime, a riferirle lo stato infelice, nel quale erasi trovato, quando si vide sepolto vivo nel fatale sotterraneo, fino al momento in cui erane uscito, e tornato, per così dire, al mondo pel soffregamento del suo anello, di cui non conosceva ancora la virtù. Quand’ebbe finito il racconto: — Non è necessario dirvi di più,» soggiunse, volto alla madre; «il resto lo sapete. Ecco in fine qual fu la mia avventura, e quale il pericolo da me corso dacchè non mi avete veduto. —

«La madre di Aladino ebbe la pazienza di ascoltare, senza interromperlo, quel racconto maraviglioso e sorprendente, ed in pari tempo così doloroso per una madre che, malgrado i suoi difetti, amava teneramente il figliuolo. Ne’ luoghi però più commoventi, e che facevano viepiù risaltare la perfidia del mago affricano, non seppe ella trattenersi dal dimostrare quan-