Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/495

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vale della felicità di cui erasi lusingato di godere quella notte, dormì tranquillo, ma così non fu della principessa: in tutta la vita non erale toccato di passare una notte sì dispiacevole ed ingrata; e se vuolsi riflettere al luogo ed allo stato in cui il genio aveva lasciato il figlio del gran visir, si comprenderà che il novello sposo la passò in modo molto più doloroso.

«Alla domane, non ebbe Aladino bisogno di fregare la lucerna per chiamar il genio: questi tornò all’ora indicatagli, e mentre finiva di vestirsi.

«— Eccomi,» disse ad Aladino. «Che cos’hai da comandarmi?

«— Va a riprendere,» rispose il giovine, «il figlio del gran visir dal luogo ove l’hai posto; rimettilo in questo letto, e riportalo dove il prendesti nel palazzo del sultano.» Andò il genio a rilevare il figlio del gran visir di sentinella, ed Aladino riprendeva la sua sciabola, quand’egli comparve. Pose il nuovo sposo accanto alla principessa, ed in un batter di ciglio riportò il letto, nuziale nella stessa stanza del palazzo del sultano, d’onde l’aveva tolto.

«Bisogna notare che in tutto questo il genio non fu veduto nè dalla principessa, nè dal figlio del gran visir. La sua orrenda forma sarebbe stata capace di farli morire di spavento. Non udirono nemmeno i discorsi fra Aladino e lui, e non si accorsero se non dello scuotimento del letto e del loro trasporto da un luogo all’altro: certo ciò bastava per incuter loro quel terrore ch’è facile immaginarsi.

«Aveva appena il genio deposto a suo luogo il talamo nuziale, quando il sultano, desideroso di sapere come la figliuola avesse passata la prima notte delle nozze, entrò nella stanza per augurarle il buongiorno. Il figlio del gran visir, intirizzito dal freddo sofferto tutta la notte, nè avendo avuto ancora il tempo di riscaldarsi, non ebbe sì tosto sentito aprire la porta,